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Il maggese, dal ritmo della terra alla poesia.

Il "maggese" è un'antica tecnica agricola, molto utilizzata fino al XIX secolo che prevede la regolare messa a riposo dei campi per migliorarne la fertilità.

Proprio come noi, anche la terra ha bisogno di riposo e i contadini di un tempo lo sapevano molto bene. Fino al diciannovesimo secolo, infatti, i campi venivano coltivati a rotazione cambiando e variando di volta in volta le colture e facendo riposare a turno una parte della terra.

Durante il periodo di riposo, generalmente della durata di un anno, l'appezzamento di terra sottoposto a maggese veniva arato e lavorato regolarmente per tenerlo sempre libero da erbe infestanti. L'erba nata spontaneamente era di solito utilizzata per il pascolo e l'alimentazione animale.

Gli effetti benefici di questa antica pratica agricola erano molteplici, ma tra i più importanti c'erano sicuramente la mineralizzazione dei campi, il contrasto alla desertificazione e la limitazione dei parassiti che non trovando sempre le stesse colture non potevano moltiplicarsi adeguatamente.

Ormai in disuso e praticamente scomparso, il maggese è il simbolo della vecchia e ormai dimenticata civiltà contadina, è un piccolo pezzo di un mondo lontano, fatto di lavoro, speranza e lunghe attese.

Al maggese e a tutto ciò che rappresenta, è dedicata la poesia "Lavandare" di Giovanni Pascoli, un componimento tratto dalla raccolta "Myricae".

« Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l'aratro in mezzo alla maggese. »

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